Gravidanza: episodi di discriminazione subiti dalla mamma possono alterare i circuiti cerebrali del neonato

Gli episodi di discriminazione vissuti dalle donne durante la gravidanza possono avere un impatto negativo sui circuiti cerebrali del neonato, con effetti distinti da quelli generati da stress e depressione. È quanto osserva, su Neuropsychopharmacology, un gruppo di ricercatori della Yale University e della Columbia University, guidato da Dustin Scheinost.

Lo studio
Il team di ricercatori ha valutato- attraverso dei questionari – il grado di discriminazione, il livello culturale e il disagio vissuti da 165 donne durante la gravidanza. I ricercatori, quindi, hanno sottoposto a risonanza magnetica 38 neonati delle donne coinvolte nella ricerca.

Il primo obiettivo era quello di valutare se la discriminazione era distinta a livello di effetto sul cervello da stress o depressione. Il team ha usato un programma di analisi dei dati che ha valutato separatamente vari fattori emersi dal questionario: dagli aspetti relativi al livello culturale alla discriminazione, dallo stress alla depressione ai traumi infantili. In questo modo, i ricercatori hanno osservato che, sebbene le esperienze di discriminazione possano portare a stress o a depressione, di per sé possono portare a effetti osservabili separatamente da quelli relativi a questi disturbi.

Andando ad analizzare le risonanze magnetiche sul cervello dei neonati, inoltre, il team ha rilevato differenze nei bambini i cui genitori avevano riferito di aver subito discriminazioni durante la gravidanza. In particolare, le esperienze di discriminazione determinano una più debole connettività tra l’amigdala e la corteccia prefrontale. “Non sappiamo bene perché questo accada – ha spiegato Scheinost –. Quindi dobbiamo studiare i meccanismi biologici che trasferiscono queste esperienze dalla madre al figlio”.

Fonte: Neuropsychopharmacology 2023

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